Negli anni successivi, l’uomo empatia ha continuato a vivere lì, sempre più burbero e sempre più convinto di essere il custode morale del vicinato. Andrea cresceva, prendeva peso, cominciava a camminare, a parlare, a ridere. E a piangere, eccome se piangeva. Ogni volta che lo sentiva, lui si affacciava dal cancello e urlava qualcosa.
“Lo vedi? Te l’avevo detto che piangeva sempre!”
E io, ogni volta, respiravo profondamente e mi ripetevo che non potevo mica prenderlo a pugni ogni giorno. Anche se la tentazione era forte.
Poi Andrea ha iniziato l’asilo, e una mattina me lo sono trovato davanti al cancello, con le mani dietro la schiena e un sorrisetto da film horror.
“Lo porto io, oggi. Così non piange.”
Ho sentito il sangue ghiacciarsi.
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