Non ho trovato un punto in cui riuscire a isolarmi da quel suono. Ogni stanza mi restituisce il pianoforte abbastanza chiaramente da interrompere il ragionamento.
Resto sulla pagina, ricomincio il paragrafo e cerco di non innervosirmi. Più penso al tempo che sto perdendo, però, meno riesco a studiare.
Le tre ore del pomeriggio sono diventate quelle che temo già dalla mattina.
Andrei volentieri in biblioteca, ma al momento non sono disponibili quelle che uso. Non ho un altro posto in cui trasferirmi con i libri.
E faccio fatica anche a immaginare cosa chiedere alla vicina. Non posso presentarmi e dirle di smettere di lavorare perché devo preparare un esame. Sarebbe come se qualcuno chiedesse a me di chiudere i libri.
È proprio questo che mi blocca: il problema c’è, ma non riesco a prendermela con lei.
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