Può arrivare a chiamarmi quindici volte in un giorno per sapere quando può consegnarmela.
Non importa che io stia lavorando, sia fuori o abbia altro da fare. Dal momento in cui la mia corrispondenza entra in casa sua, devo trovare il tempo di recuperarla.
La cassetta sarebbe disponibile tutto il giorno, senza bisogno di accordarsi. È proprio questo il passaggio che non riesco a farle accettare.
So già che, raccontata così, qualcuno penserà a una signora anziana e sola che cerca compagnia.
Non è anziana. Non è sola. E soprattutto questo comportamento non è cominciato con me.
Prima ha tormentato i miei genitori. Da quando loro non ci sono più, undici anni fa, le attenzioni si sono spostate su di me.
La posta è soltanto una parte. Guarda dalle finestre, ascolta le conversazioni e poi riferisce quello che ha sentito aggiungendoci la propria versione.
Mi è capitato anche che mi portasse da mangiare, apparentemente per gentilezza. Ma tra quelle cose ho trovato avanzi, prodotti scaduti e perfino cibo ammuffito.
Per questo faccio fatica a sentirmi dire che dovrei essere comprensiva e passare da lei per farle piacere.
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