Nel palazzo dei miei genitori sono riusciti a trasformare il montaggio di alcune cassette della posta in una crisi condominiale con urla, minacce di contagio e un operaio chiamato per rifare esattamente il lavoro che mio padre stava già facendo gratis.
Il problema era nato perché le cassette si trovavano ancora all’interno del portone. Per le nuove consegne, invece, avrebbero dovuto essere accessibili dall’esterno, così il postino non sarebbe stato costretto a suonare ogni volta sperando che qualcuno fosse in casa. Siccome il condominio non si era mai adeguato, aveva adottato una soluzione molto pratica: lasciava la posta fuori.
Non parlo soltanto di pubblicità o volantini, ma anche di lettere e comunicazioni personali, appoggiate dove capitava vicino all’ingresso. A quel punto chiunque passasse poteva prenderle, spostarle o bagnarle quando pioveva. Ogni tanto qualche condomino raccoglieva tutto e distribuiva le buste, altre volte rimanevano lì fino a sera.
Dopo diverse lamentele, finalmente è stata convocata una riunione. Per una volta erano tutti d’accordo: bisognava comprare delle cassette da esterno e montarle sul muro condominiale accanto al portone, l’unico punto nel quale potessero essere raggiunte comodamente dal postino senza intralciare il passaggio.
È stato deciso anche il modello, il numero delle cassette e il punto esatto in cui installarle. Alla riunione era presente pure l’inquilina del piano terra, che aveva partecipato alla discussione e votato insieme agli altri.
Quando si è parlato del montaggio, qualcuno ha proposto di chiamare un operaio. Mio padre, sapendo usare un trapano e vedendo che non si trattava di costruire un ponte sospeso, si è offerto di farlo gratuitamente.
“Se volete le monto io, così risparmiamo.”
La proposta è stata accolta con entusiasmo. Tutti contenti, spesa ridotta e problema risolto. Almeno sulla carta.
Qualche giorno dopo sono arrivate le cassette e mio padre ha portato giù trapano, tasselli, livella e tutto il necessario. Prima di cominciare ha ricontrollato il punto scelto durante la riunione, ha preso le misure e ha segnato i fori sul muro.
Non stava improvvisando e non aveva deciso autonomamente dove sistemarle. Si trovava esattamente nel punto indicato e approvato da tutti.
Aveva appena iniziato a praticare il primo foro quando dall’appartamento al piano terra è uscita la vicina.
“CHE COSA STAI FACENDO?”
Mio padre ha spento il trapano e le ha mostrato le cassette, anche se non era difficile intuire cosa stesse facendo.
“Sto montando le cassette della posta.”
“Qui non le metti!”
“L’abbiamo deciso tutti durante la riunione.”
“Ma io qui non le voglio.”
“Anche tu hai votato per metterle qui.”
La risposta è arrivata immediatamente, con la sicurezza di chi considera una decisione condominiale simile alla scelta del gusto del gelato.
“Ho cambiato idea.”
Mio padre ha provato a spiegarle che non poteva cambiare unilateralmente una decisione già presa da tutto il condominio mentre lui aveva il trapano in mano e i tasselli pronti. Lei, però, ha indicato la parete e ha detto che le cassette sarebbero state troppo vicine alla sua veranda.
Per “troppo vicine” intendeva a circa un metro.
La veranda, tra l’altro, era abusiva, quindi stavamo discutendo dell’inaccettabile vicinanza di alcune cassette regolarmente deliberate a una struttura che, almeno ufficialmente, non avrebbe dovuto trovarsi lì.
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