L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Messaggio arrivato da Mario, 56 anni, provincia di Milano

Nel nostro cortile non esistono posti assegnati, ma provate a spiegarlo alla signora Rosa quando trova un’altra macchina davanti alla sua porta.

Mi chiamo Mario e vivo con mia moglie in una villetta a schiera divisa in tre abitazioni, tutte affacciate sullo stesso piccolo cortile. Non abbiamo garage né strisce a terra, soltanto quattro spazi dove parcheggiamo seguendo una regola abbastanza semplice: chi arriva trova posto, chi arriva dopo si sistema dove può.

O almeno, questa era la regola per tutti tranne che per Rosa, la vicina della casa centrale.

Da quando abitiamo lì, lei considera lo spazio davanti al proprio ingresso una specie di proprietà privata. Non importa se resta vuoto per l’intera giornata o se torna a mezzanotte, secondo lei nessuno deve occuparlo. All’inizio lo faceva capire con qualche occhiata dalla finestra, poi ha cominciato a essere più esplicita.

“Mi raccomando, lasciatemi libero il mio posto.”

“Rosa, non è il tuo posto.”

“È davanti a casa mia.”

Ecco un altro VDI:   Zucchero nel serbatoio

“Anche il lampione è davanti a casa tua, ma non per questo è tuo.”

Quando arrivavano ospiti, mia moglie li avvertiva ancora prima che spegnessero il motore.

“Parcheggiate pure dove trovate, ma se vi mettete davanti a Rosa preparatevi.”

Una domenica mio cognato lasciò lì la macchina per meno di un’ora. Rosa rientrò, suonò il clacson tre volte e rimase ferma in mezzo al cortile aspettando che qualcuno uscisse.

“Di chi è questa macchina?”

“Di mio cognato. Adesso la sposta.”

“Non doveva metterla qui.”

“Era l’unico spazio libero.”

“Allora parcheggiava fuori.”

Mio cognato la spostò per non discutere, ma da quel momento Rosa si convinse definitivamente che bastasse protestare per ottenere sempre ciò che voleva.

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