Il vicino, non ancora del tutto di M (ma chiaramente già in fase avanzata), insiste da settimane per invitarci a cena.
Alla fine, per quieto vivere e mantenere buoni rapporti, accettiamo.
Arriva la serata.
Tavola imbandita, lui che ci accoglie con un sorriso un po’ troppo largo, e noi che ci scambiamo occhiate complici come dire: ok, sopravviveremo, è solo una cena.
Si comincia con le chiacchiere leggere: il tempo, il traffico, i soliti discorsi da condominio. Poi, a un certo punto, raccontiamo con entusiasmo la nostra esperienza in un ristorante stellato, la scorsa settimana.
Io sto descrivendo i piatti, la presentazione, l’atmosfera… quando improvvisamente lui mi interrompe, alza la mano come un arbitro che fischia un fallo.
“Un attimo.”
Senza aggiungere altro prende il telefono, compone un numero e, davanti a noi, chiama la figlia.
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