Abito al primo piano ed ho una bambina di un anno. Un anno. Traduzione: cammina come un pinguino felice, ogni tanto barcolla, ogni tanto batte i piedini per l’entusiasmo, ogni tanto fa quella micro–danza tutta sua quando sente una canzoncina. Non lancia sedie, non trascina mobili, non prova a rifare il parquet con il martello. Cammina. A volte balla un po’. Fine.
Sotto di noi abita la Signora della Scopa.
Non so il suo nome. Per me è diventata un’entità mitologica: metà vicina, metà spirito vendicativo dei pavimenti. Ogni volta che sente mia figlia fare passo-passo-passo, parte il rituale.
Tre secondi di silenzio.
Poi: TUMP TUMP TUMP sul soffitto.
E a seguire una collezione di turpiloqui che nemmeno uno scaricatore di porto in sciopero.
Io rimango immobile. Mia figlia mi guarda. Io guardo lei. Lei sorride e riparte, convinta di aver appena inventato la camminata. E sotto: TUMP TUMP TUMP.
All’inizio pensavo fosse un caso. “Magari sta spostando qualcosa.”
Poi ho capito che no, è sincronizzata. È tipo radar antisismico: sente tre passi e parte l’artiglieria leggera.
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