L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’urina del cane sul balcone

Avevo scritto questa estate, quando avevo scoperto che dal terrazzo del vicino pioveva urina di cane. Sì, avete letto bene: pioveva pipì. Non metaforicamente, non per dire che mi stava antipatico… proprio fisicamente, gocce gialle che scendevano dal suo balcone sul mio ingresso, sulle mie piante, sui miei aromi che coltivo con amore.

Il tipo esce la mattina, va a lavorare, saluta il mondo e lascia il cane lì. Solo. Tutto il giorno. E il cane, povera creatura, che deve fare? Fa quello che fa ogni cane. Solo che lo fa sul terrazzo. E da lì… cascata. Stillicidio giallastro modello fontana maledetta.

Ogni volta lo stesso rituale: io che esco di casa e vengo accolta da quell’odore acido e inconfondibile, quel profumo che manco nelle peggiori aree cani non pulite da tre mesi. Mi chino, guardo il pavimento, e ormai so già la risposta. Presa di stracci, secchio, guanti, candeggina, ammoniaca, prodotti igienizzanti che potrebbero disinfettare un ospedale intero. Passo e ripasso come uno spazzino giapponese zen, tranne che io non provo pace — io provo rabbia e nausea.

Ecco un altro VDI:   Il serial killer e il vicino invadente.

Ho provato di tutto. Ho spostato piante, vasi, decorazioni. Ho cercato di salvare almeno la dignità dei miei poveri rosmarini e basilici, che ormai credo si stiano chiedendo se crescono in un giardino o in un autolavaggio di chihuahua.

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