L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’uomo dei maltrattamenti

Il mio vicino da incubo era la famiglia del piano di sopra del vecchio appartamento dei miei.

Condominio formato da 4 palazzine da 8 piani, di cui 2 a doppia scala. Noi vivevamo al quarto piano di una di quelle a scala singola. 5 appartamenti per piano.

Non ci si conosceva tutti: di 40 famiglie della mia palazzina ne conoscevo forse 15, con alcune si era in confidenza, con gli altri a malapena ci si salutava quando ci si incontrava in atrio.

Dopo alcune vicissitudini, nell’appartamento al piano di sopra arriva una famiglia inizialmente composta da lui, lei, figlia di 3 anni e cane (enorme, un pastore di qualche genere, enorme ma due occhi da pesce lesso, succube della bambina all’epoca 3enne).
A una certa lui perde il lavoro, lavora solo lei. Lui scappotta di brutto, probabilmente beve o fa uso di sostanze, fatto è che scappotta.

Un pomeriggio non so cosa gli sia preso e si compra un impianto stereo di quelli super, lo prova a palla con la musica che si sentiva dal quinto piano al piano terra. Lei dopo poco torna a casa e inizia ad urlargli di tutto, lui sulle prime le urla di rimando, poi la bastona e per chiudere il discorso distrugge lo stereo fracassandolo a terra e urlando: “Ecco, 1 milione e mezzo buttato, contenta?” (C’erano ancora le lire).

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Passa qualche mese, i litigi continuano fino a spingerci a salire al piano di sopra ad avvisarli che o la smettevano o avremmo chiamato la polizia. Lui sulle prime ci urla di farci i fatti nostri, poi urla alla moglie di “urlare piano che stava dando fastidio ai vicini”.

Un altro giorno il padre di lei, visto che la bambina ormai era cresciuta, decide di regalarle la cameretta senza dirlo a lui. Lui, che aveva finalmente trovato lavoro in fabbrica, torna a casa, vede la cameretta, dà di matto dopo aver saputo chi aveva comprato la cameretta e urlando: “Alla mia famiglia ci penso io” ha distrutto tutti i mobili a pugni e martellate, con moglie e figlia che urlavano disperate e terrorizzate.

Pochi mesi dopo mi accorgo che lei, oltre a lividi e occhi neri, ha anche una pancia sospetta. Qualche mese dopo, infatti, arriva la seconda figlia. Una creautirina piccola che piangeva sempre. Il rimedio per lui era di urlarle addosso di tacere, anche alle 3 di notte, con l’unico risultato di farla urlare ancora di più e, di conseguenza, di imbestialirsi ancora di più.

La frase più bella che le ha urlato, una notte, è stata: “O la smetti di piangere o ti butto giù dalla finestra assieme a quella p***ana di tua madre”. La bambina, che avrà avuto 1 mese, ovviamente si è messa a urlare ancora più forte. Povera creatura, ha passato i primi 6 mesi a piangere con suo padre che le urlava di tutto contro.

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Passa un altro po’, lui sempre fuori di cervello, lei di nuovo incinta. Stavolta un maschio. Cambiano cane e prendono anche un gatto. Vi lascio immaginare il casino in quella casa, grande come la casa dei miei, dove io stavo da sola e loro erano in 3 nella stessa camera.

Lavoravo in edicola, per cui sveglia alle 6 tutte le mattine. Le mie notti in bianco si sprecano e le chiamate al 113 fioccano a tutte le ore della notte, ma lui invece di darsi una calmata rincara la dose, facendo ancora più casino a tutte le ore del giorno e della notte e urlando di “urlare piano e fare casino sottovoce” perché altrimenti gli avremmo mandato la polizia. Ogni domenica gli lasciavo l’inserto case del giornale locale nella cassetta della posta sperando se ne andassero, ma niente, non si schiodano.

Cambio lavoro, inizio a lavorare su turni e faccio spesso la notte. Se la notte cadeva in settimana non potevo andare a dormire prima delle 8.30 perchè prima di uscire erano delicati come una mandria di gnu in migrazione e mi avevano svegliata più volte con i loro tonfi e le loro urla, se era di sabato o domenica non potevo dormire proprio: musica, urla, tonfi erano la colonna sonora delle mattine.

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Nel frattempo arriva la quarta figlia, e ricominciano le urla notturne e tutto il contorno che ne deriva.

Questo succedeva tra il 1999 e il 2008. Nel 2005 inizio io a cercare casa, sia perchè ero stufa marcia di loro che perché volevo la mia indipendenza, e visto che anche i miei erano sufficientemente stufi mi chiedono di cercare casetta bifamiliare o, casomai, appartamenti in piano alto, meglio se ultimo piano.

Dopo 6 mesi trovo quella che adesso è casa mia: zona iper tranquilla, dopo le 9.30 di sera non senti volare una mosca (semi periferia, ma circondata da palazzine e casette, eppure una pace che non vi dico), casetta d’epoca a 2 piani da ristrutturare con terreno coltivabile.

Mi sono trasferita nel 2008 e ho ricominciato a vivere. Loro, ho saputo, sono stati sfrattati per scadenza del contratto nel 2009 (praticamente il padrone, stufo delle lamentele dei vicini non gli ha più rinnovato il contratto alla scadenza) e ho saputo che sono andati a disturbare in una casa popolare. Io non ho più nessuno al piano di sopra, e finalmente dormo da dio.

  1. Lelia

    Vivo in paesetto tranquillo, casa di proprietà e rumori zero. Vicini? Tutti troppo educati: sono in Paradiso a pregare per noi..

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