Quando ero ragazzino, al piano sotto al nostro viveva una coppia, marito e moglie, con una capacità fuori dal comune: riuscivano a lamentarsi praticamente di qualsiasi rumore.
Venivano a bussare alla porta per rimproverarci, ci fermavano sulle scale e, ogni santa volta che li incrociavamo, partiva il resoconto dettagliato delle sofferenze patite durante la settimana:
«Eh, martedì scorso non siamo riusciti a…»
Mettete una parola a caso, dormire, mangiare, guardare la televisione, riposare, parlare, pensare, sicuramente nella loro infinita collezione di lamentele c’era anche quella.
Mia madre, ogni volta, si mortificava e chiedeva scusa, anche quando non era ben chiaro quale crimine avessimo commesso.
Una volta stavamo portando la spesa a casa, nel condominio non c’era l’ascensore, quindi salivamo tutto a mano, buste, bottiglie e confezioni, facendo avanti e indietro per le scale.
Durante la salita si bucò una bottiglia di succo di frutta e lasciò qualche piccola goccia sui gradini, diciamo una ogni trenta centimetri.
Non avevamo alcuna intenzione di lasciare tutto sporco, volevamo soltanto portare le buste in casa e poi tornare immediatamente a pulire, il tempo di aprire la porta e appoggiare la spesa.
Ma lui era già lì.
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