L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’hotel diffuso

Casa in campagna, libera su quattro lati.
Tre ettari di terra, oltre seicento olivi secolari, frutteto e vigneto curati personalmente.
Un posto che non è solo una casa: è un ritmo.
Le giornate che iniziano con la luce che filtra tra i rami argentei degli olivi, il rumore delle cicale al pomeriggio, la terra che ti resta sotto le unghie e ti ricorda che quello che hai intorno esiste davvero.
Alle spalle, un borgo di epoca romana con poco più di cento anime.
Silenzio vero. Quello che non devi cercare: c’è.
Il mio buen retiro dopo anni vissuti in centro, in una cittadina turistica dove il rumore era la norma.
E lì, mentre sistemavo i filari o potavo le piante, mi veniva quasi da ridere:
“Qui chi vuoi che mi rompa le palle?”
Risposta: qualcuno si inventa sempre un modo.
Arriva lo speculatore.
Non uno qualsiasi.
Di quelli che vedono “potenziale” dove tu vedi equilibrio.
Compra, uno alla volta, pezzi di borgo. Case disabitate, vecchie stalle, rimesse.
All’inizio sembra quasi un recupero virtuoso.
“Rilancia il territorio”, dicono.
“Porta turismo”, dicono.
Poi arriva la parola magica: hotel diffuso.

Ecco un altro VDI:   La fontana nel garage

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