Sto traslocando in un nuovo appartamento dentro un palazzo con una decina di inquilini e durante uno dei classici giri di ricognizione il proprietario, che possiede praticamente tutto lo stabile, ha deciso di farmi una specie di briefing preventivo sui vicini.
Una scena quasi inquietante.
Mi accompagna sulle scale, indica le varie porte e parte con le descrizioni come se stesse presentando i personaggi di una serie tv.
“Quelli tranquilli.”
“Lui lavora sempre.”
“Quella coppia non la senti mai.”
“Quell’altro è un po’ strano ma innocuo.”
Finché a un certo punto cambia tono e mi dice:
“L’unica un po’ problematica è la signora del secondo piano.”
Io ovviamente chiedo subito cosa intenda.
E lì parte uno spiegone vaghissimo, mezzo diplomatico, da cui però si capisce benissimo il succo della questione.
La signora soffre di ludopatia.
Tradotto, a quanto ho capito, ogni tanto gira per il palazzo cercando soldi, attenzioni, confidenza o qualunque spiraglio umano da cui infilarsi.
Il proprietario cercava di parlarne con delicatezza, io invece dentro la mia testa stavo già visualizzando me stesso sequestrato sulle scale da una signora col Gratta e Vinci in mano che mi racconta la teoria del “stavolta recupero tutto”.
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