Tre anni fa ho comprato casa dopo una ricerca lunghissima e mi sono trasferita in una corte di campagna che sembrava perfetta: silenziosa, immersa nella natura e abitata da poche persone. Poi i vicini del piano di sotto hanno chiamato ventisette volte le forze dell’ordine perché, secondo loro, sarei il capo di una setta che conduce persone con torce sulla testa nei campi.
Quando ho acquistato l’abitazione non sapevo che due famiglie precedenti se ne fossero già andate anche a causa dei continui conflitti con questa coppia di anziani. L’ho scoperto soltanto dopo, quando ormai avevo cominciato a capire perché una casa tanto bella fosse rimasta disponibile.
Nel tempo sono arrivate minacce contro di me, il mio cane e il mio gatto. In estate mi chiamano “puttana in minigonna”, mentre durante l’inverno divento “trugola imbrogliona cacata dal culo di tua madre”. Al mio compagno riservano invece soprannomi come “maiale”, “pezza da piedi”, “mostro”, “farabutto” e l’inspiegabile “Maestro Baccellone”.
Da circa un anno trascorrono anche ore chiusi nella loro automobile a bisbigliare e discutere, convinti che siamo noi a perseguitarli. Ogni tanto, dal veicolo, parte il grido:
“Enno loro che danno noia!”
Noi, naturalmente.
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