Nel condominio cominciano a girare lamentele. Sempre le stesse, sempre uguali: la puzza di fumo che aleggia nella tromba delle scale. Una tromba delle scale chiusa, senza finestre, dove ogni odore ristagna per ore. Qualcuno borbotta, qualcun altro fa allusioni, poi la cosa prende una piega più precisa.
Scopro che la vicina del piano di sopra ha trovato il colpevole ideale: io.
Lo dice in giro con sicurezza, come se avesse le prove, come se fosse una verità assodata. Non solo: racconta che mi ha addirittura fotografata di nascosto mentre scendevo le scale, insinuando che stessi fumando. Io, che non fumo. Io, che passo in quelle scale il tempo strettamente necessario per entrare o uscire di casa. Ma nella sua versione dei fatti divento improvvisamente la fumatrice seriale responsabile di ogni alito di nicotina del palazzo.
La cosa mi infastidisce, ma per un po’ lascio correre. So come funzionano certe dinamiche condominiali: chi parla più forte spesso ha più credito, almeno finché qualcuno non smonta il castello di carte. E infatti, il castello non ci mette molto a traballare.
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