Mattia ama la musica. Quando si fissa con una canzone, prende la cassa, si mette sotto il gazebo e la ascolta in continuazione. Può andare avanti anche per cinque ore.
Mentre ascolta corre, vocalizza e fa bolle di sapone senza sosta. Le bolle non rispettano i confini dei giardini: volano e finiscono anche negli spazi degli altri.
Io vedo lui preso dalla sua attività, ma vedo anche quello che arriva ai vicini. Non penso che, siccome per noi è complicato, loro non debbano sentire il rumore.
Poi ci sono le notti in cui Mattia non dorme. A volte le terapie farmacologiche hanno effetti difficili da gestire e alle tre può volere la musica in giardino.
Io gli dico di no.
Non è una richiesta alla quale posso acconsentire soltanto per evitare una crisi. Ma quel no può scatenare una reazione molto forte, e da lì devo cercare un modo per aiutarlo a ritrovare un po’ di calma.
Capita allora che decida di portarlo in macchina. Per arrivarci dobbiamo uscire, attraversare lo spazio davanti a casa e salire a bordo mentre lui è ancora agitato.
Il posto riservato è sotto le finestre di un vicino.
Io penso a farlo salire e partire. Nello stesso momento so che da quelle finestre si sentono le urla, le porte, il motore.
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