La mia vicina ha un cane. Fin qui tutto bene — adoro gli animali, ne ho anche io.
Il problema non è il cane, ma la gestione creativa che la signora ha deciso di adottare per quanto riguarda i suoi bisogni.
Perché, vedete, il cane non scende sempre a fare la pipì. No.
Lui la fa sul balcone.
E lei, da brava padrona diligente (secondo la sua logica), ogni tanto prende un secchio d’acqua e lo butta giù per “pulire”.
Ora, se almeno controllasse che non ci sia nessuno sotto… ma no.
Lei lancia l’acqua nel vuoto, con la leggerezza di chi getta coriandoli al carnevale.
Due giorni fa, la scena madre: sotto al balcone si trovavano quattro signore del palazzo, tranquille, intente a chiacchierare del più e del meno.
La mia vicina, fedele alla sua routine, ha svuotato il secchio come se niente fosse.
Risultato: quattro signore annaffiate dalla testa ai piedi.
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