Dietro l’appartamento in cui vivo ci sono orti e campi, quindi non mi lamento dei rumori: trattori, decespugliatori, macchine agricole… fa parte del paesaggio. Sono cresciuto in campagna, ci sono abituato. Anzi, a volte quei suoni hanno pure un che di familiare, quasi rassicurante.
Ma c’è una cosa che mi manda ai matti: il signore dell’orto proprio dietro casa mia.
Una specie di piccolo imperatore del sabato.
Ogni singolo fine settimana, senza eccezioni, lo stesso rituale: lui e la sua motosega.
Ore 8 del mattino: BUUUUUUAAAAAAAAAARRGH.
E avanti così fino al tardo pomeriggio, senza neanche fermarsi per pranzo. Sembra che viva di aria e benzina al 2%.
Ora, non è il rumore della motosega in sé che mi dà fastidio.
Il problema è che quella povera motosega è completamente scarburata.
Io lo sento, lo sento eccome: il motore che affoga nella miscela troppo grassa, che tossisce, che piange disperato. Un lamento meccanico continuo, straziante, che mi trapana il cervello molto più del semplice volume.
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