L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato, Vicini e fatti divertenti

La meravigliosa storia di Za Carmina

Il condominio aveva quelle abitudini lente che ti entrano nelle ossa: scale che scricchiolano sempre nello stesso modo, l’ascensore che ogni tanto decide di prendersi una pausa, e il rituale del parcheggio davanti ai garage — una guerra mai dichiarata ma capillare. Io possedevo un garage al piano terra e, quando lo spazio lo permetteva, lasciavo la macchina fuori: comodità, aria, meno sforzi con la manovra. Niente di eclatante. Abitudini, appunto.

Quella mattina stavo rientrando col sacchetto della spesa quando, prima ancora di mettere la chiave nella serratura, sentii un tonfo dietro di me. Un rumore secco, metallico, come quando una pentola cade dal ripiano. Istinto: esco, guardo. L’oggetto — ancora caldo di caduta — giaceva accanto alla mia macchina. Un vaso di terracotta? No: una vecchia lanterna decorativa, un pezzo di ferro battuto con una base ormai staccata, quel tipo di oggetto che qualcuno mette sul davanzale e coltiva come se si trattasse di un piccolo totem personale.

Ecco un altro VDI:   I limiti del padrone di casa, avete consigli?

Mi sporgevo per osservare meglio e subito capii il percorso: era rimbalzata sul cofano, la vernice non aveva fatto rumore — forse un graffio, magari niente — ma l’oggetto si trovava proprio dove ero ad accovacciarmi pochi attimi prima. Alzai la testa e feci scorrere lo sguardo su tutta la facciata: tende abbassate, persiane chiuse, occhiaie di vetro che non tradivano nessun colpevole. Il VDM — il vicino di mezzo piano, quello che pensavo avesse almeno il senso civile comune — non si affacciava. Scricchiolava il silenzio di chi non vuole prendersi la responsabilità.

Lascia una risposta