L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La macchinetta ad ozono

I miei VDM ogni due ore, giorno e notte, spalancano le finestre di casa e accendono la macchinetta ad ozono che fa un rumore tipo tritacarne posseduto, perché c’è il Covid e “bisogna areare casa almeno ogni due ore”.

Non “aprire”, no. Spalancare. Con convinzione. Con trasporto. Con l’energia di chi sta lanciando un appello alla nazione dal balcone. Le ante non vengono accostate con grazia: vengono proprio sbattute. BAM. Vibra il vetro, trema il termosifone, il gatto fa un salto di due metri e io pure.

Lei – mia madre, la Generale dell’Aria Fresca – mette la sveglia ogni due ore. Ogni. Due. Ore. Anche alle tre di notte. Anche alle cinque. Anche quando fuori ci sono meno quattro gradi e il vento sembra voler entrare a vivere con noi.

Parte la suoneria.
Silenzio irreale di tre secondi.
Poi: passi decisi nel corridoio.
BAM. Finestra uno.
BAM. Finestra due.
RRRRRRRRRRRRRRR. La macchinetta ad ozono che si accende.

Ecco un altro VDI:   Partono ad “affettarmi” col il suo vicino!

Non so chi abbia progettato quell’affare, ma il suono è identico a un tritacarne industriale che mastica bulloni. Un misto tra un aspirapolvere arrabbiato e un drone in fase di decollo. E loro, tranquilli, che annuiscono soddisfatti come se stessero attivando lo scudo protettivo della NASA.

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