L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

“Io conosco il sindaco e l’assessore”, ma poi…

Quando comprai casa era autunno inoltrato.
Una villetta in una stradina privata con poche abitazioni, di quelle dove senti gli uccellini la mattina e pensi ingenuamente: “Che posto tranquillo, qui finalmente vivrò in pace”.

La casa era rimasta disabitata per qualche anno, ma i vecchi proprietari l’avevano tenuta benissimo. Certo, c’era da rifare mezzo mondo: impianti, pavimenti, infissi… il classico cantiere che ti prosciuga il conto in banca e pure la voglia di vivere. Però ero felice. Era casa mia.

Un pomeriggio, mentre facevo un giro in giardino con gli scarponi pieni di polvere e il cervello ormai fuso tra preventivi e muratori, noto tre alberi di pesco bellissimi. Alti, sani, curati.
Il problema? Mio figlio è fortemente allergico.

E lì mi dispiacque davvero. Perché io sono una di quelle persone che si sente in colpa pure a buttare via una pianta secca dell’Ikea, figurarsi abbattere tre alberi vivi.

Così decisi di fare una cosa civile. Pubblicai un annuncio nei gruppi della zona chiedendo se qualcuno fosse interessato ad “adottarli”. Specificai che li avrei regalati volentieri a chi fosse disposto a venire a prenderli e a ripiantarli altrove.

Ecco un altro VDI:   Siamo innocenti

Dopo qualche giorno mi contatta una signora gentilissima. Una di quelle persone educate che ormai sembrano creature mitologiche. Mi disse che amava il giardinaggio, che aveva spazio e che sarebbe stata felicissima di salvare gli alberi.

Arrivò organizzata meglio di un’impresa edile: furgone, attrezzi, ragazzi per il trasporto e persino una piccola ruspa. Tutto a sue spese.
Io ero quasi commossa.

E qui inizia il circo.

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