L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il treno

Il mio “vicino infame” è il treno.
Non i treni. Non un tipo di treno.
È il treno.

Strano a dirsi, perché i binari passano a massimo 200 metri da casa. Non attaccati, non sotto la finestra: duecento metri. Una distanza che sulla carta dovrebbe significare “tranquillità”.

E infatti… durante il giorno i treni non si sentono.

Passano regionali, intercity, merci… roba anche pesante. Ma niente. Silenzio. Come se scorressero su un tappeto di velluto.

Poi c’è lui.

Non so come spiegarlo: non è più un mezzo di trasporto. È una presenza. Una scelta di vita. Un’entità.

Qualsiasi orario. Qualsiasi giorno.

Alle 3 del pomeriggio? Suona.
Alle 3 di notte? Suona.
Ferragosto? Suona.
Natale? Suona. Probabilmente con più convinzione.

E non è un “bip” educato. No.
È un SUOOOOOOOOOOONOOOOOOOOOO lungo, profondo, pieno di rancore.
Come se avesse qualcosa da dire.
E soprattutto qualcuno a cui dirlo.

Ecco un altro VDI:   barese stretto

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