Il mio vicino in*fame è quello che, a qualsiasi ora del giorno e della notte, decide di annunciare il suo ritorno a casa suonando il clacson. Non una volta, non due. No, proprio con convinzione. Un concerto d’ingresso degno di un gran premio di Formula 1.
Succede così: rientra, parcheggia davanti al cancello, e BEEP-BEEP! — parte la chiamata al servizio “apertura manuale con clacson”. E lì dentro, come se fosse la cosa più naturale del mondo, qualcuno si alza, si affaccia e va ad aprirgli.
Una scena che si ripete puntuale più volte al giorno, tutti i santi giorni.
E il bello è che non è solo lui.
In casa sono in quattro: lui, la moglie, i due figli grandi… più una folla di parenti e amici che vanno e vengono continuamente, tutti rigorosamente armati di clacson. È diventata una vera e propria orchestra condominiale, un inno al rumore, una sinfonia dissonante che accompagna le mie giornate e le mie notti.
A volte penso che se un giorno dovessero girare un film sul caos urbano, dovrebbero venire a registrare l’audio qui.
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