Il dettaglio interessante è che dal suo appartamento esiste una scala interna che conduce direttamente alla tavernetta. Potrebbe quindi raggiungerla senza attraversare gli spazi comuni.
Lei, però, preferisce la scala condominiale.
Ogni gradino produce un colpo secco, simile a un petardo, che rimbomba lungo tutta la tromba delle scale. Essendo una palazzina degli anni Settanta con pareti di cartavelina, alle 7:30 veniamo svegliati da una sequenza di esplosioni accompagnate dal carretto più carico della storia.
Infine c’è la famiglia con i tre bambini. Rispetto agli altri ha persino poche pecche. Ogni tanto qualcuno viene sgridato con tanta energia che, pur non capendo le parole, finiamo per sentirci in colpa anche noi.
D’estate, poi, quando cucinano, bisogna scegliere se tenere le finestre aperte e profumare anche il bucato di spezie oppure chiuderle e morire lentamente di caldo.
In compenso ci hanno fatto scoprire le gioie del curry e i loro bambini sono davvero adorabili.
Quindi, ricapitolando, alle 7:30 parte il carretto, alle 8 comincia il trasloco con aspirapolvere industriale, a giorni alterni arriva l’aerobica e la sera abbiamo le televisioni in stereofonia.
Noi viviamo all’ultimo piano e lo chiamiamo “attico”. Più che altro perché “cabina di regia del circo” sembrava brutto.
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