I miei genitori comprarono casa quando avevo cinque anni.
L’anno dopo nacque mia sorella, eravamo una famiglia felice, due genitori che si volevano bene, due figli, una casa tutta nostra.
Il Mulino Bianco, in confronto, era un dilettante.
Poi, quando avevo dodici anni, arrivò quella telefonata.
Mamma rispose, impallidì, ci lasciò da nostra zia e corse in ospedale.
Papà aveva avuto un incidente.
Non lo rividi mai più.
Morì quello stesso giorno, aveva appena trentasette anni.
Da quel momento la nostra vita cambiò completamente.
Mamma iniziò a lavorare anche diciotto ore al giorno per mantenere me e mia sorella, noi passavamo molto tempo da nostra nonna o da nostra zia e, nonostante tutti i sacrifici, riuscivamo ad andare avanti.
Quello che non riuscimmo mai a sopportare furono i vicini.
Avevano visto una donna rimasta sola con due bambine e pensarono che fosse il bersaglio perfetto.
Solo molti anni dopo ho capito che volevano sfinirla per convincerla a vendere casa.
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