Viviamo in campagna, e come spesso accade, la routine è scandita da ritmi semplici e sempre uguali. Così un giorno, presi dall’entusiasmo e dal desiderio di un po’ di brio, abbiamo deciso di adottare cinque caprette tibetane: piccole, buffe e irresistibili. Perfette per ripulire il bosco dalle sterpaglie e, soprattutto, per regalarci quantità industriali di tenerezza. Fin qui, tutto bene!
Poi, un’altra idea fulminante: “Perché non prendere anche qualche gallina?” Ed eccoci, come illuminati da un’ispirazione divina, a comprare venti galline. Niente di così insolito: in campagna, il pollaio è quasi un arredo obbligatorio.
Ma la svolta inattesa arriva grazie al nostro vicino, quello che definirei “il più normale del gruppo” — almeno fino a quel momento. Con un sorriso complice ci regala un galletto americano, un pennuto che più che un animale da cortile sembra un attore di Broadway: piumaggio impeccabile, portamento da star e un canto squillante che ti fa dimenticare qualsiasi gallo “tradizionale”.
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