Nel nostro centro storico ci conosciamo praticamente tutti, viviamo qui da anni e, a parte le normali antipatie da vicinato, siamo sempre andati abbastanza d’accordo.
Poi però c’è lui.
Un ultra quarantenne che da quindici anni vive con la disperata necessità di sentirsi il protagonista assoluto del paese,
peccato che ormai nessuno se lo fili più.
Quando arrivano le belle stagioni qui si riempie di turisti perché abbiamo una chiesa stupenda e tutta la via principale si anima, quindi noi residenti abbiamo sempre avuto l’abitudine di decorare davanzali e balconi con fiori colorati, una cosa semplice ma bella da vedere, che ormai fa parte dell’atmosfera del posto dalla primavera fino quasi all’autunno.
Lui ovviamente non decora mai nulla.
Però si piazza regolarmente fuori casa sulla panchina appena vede passare gente, come il custode autoproclamato del borgo, e inizia a criticare i davanzali degli altri con chiunque gli capiti a tiro, dicendo che lui farebbe composizioni migliori, che certi colori non stanno bene, che quella pianta è messa male, che lui avrebbe gusto vero.
Il problema è che in quindici anni nessuno ha mai visto uno straccio di fiore sul suo balcone.
Niente.
Neanche un geranio agonizzante.
Però continua a parlare come se fosse il direttore artistico di Versailles.
La verità è che lui è così su tutto, si vanta continuamente di quello che farebbe, di quello che sa fare, di quanto sarebbe meglio degli altri, salvo poi non combinare mai assolutamente nulla.
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