Seduto all’ombra di un abete, sulla panchina di cemento bianco davanti al portone di casa, ascoltavo la mia BASF da novanta minuti che girava lentamente nel Walkman sulle note di All Apologies dei Nirvana.
Era un caldo pomeriggio dell’estate del 1993, lo ricordo ancora come fosse ieri, anche perché quello che sarebbe successo di lì a poco è impossibile da dimenticare.
A un certo punto si avvicina Mirko.
Mirko era un mio vicino di casa, un ragazzo un paio d’anni più grande di me, famoso in tutto il quartiere per essere completamente “fora”, come si dice dalle nostre parti, non era cattivo, era semplicemente fuori di testa, un vero cavallo pazzo.
Qualche anno prima aveva terrorizzato tutti arrampicandosi lungo l’impalcatura del palazzo in costruzione accanto al nostro, arrivando fino al settimo piano con l’agilità di una scimmia.
La sua notorietà, però, raggiunse il culmine quando fu lui a trovare il vicino di casa impiccato nel solaio condominiale, una tragedia vera che, incredibilmente, finì quasi nel dimenticatoio, raccontata dai giornali locali con un trafiletto di poche righe.
Mirko sembrava aver superato la cosa senza alcun trauma apparente, anzi, la raccontava spesso per impressionare amici e coetanei.
Mi afferra le spalle con entrambe le mani.
«Oh.»
«Minchia… mi hai fatto prendere un colpo!»
Sorride.
«Vuoi vedere una cosa?»
«Basta che non sia il culo, come fai di solito.»
«No… nessun culo, c’è un altro cadavere.»
Lo guardo.
«Sì, va bene… e che cos’è diventato questo posto, il Bronx? Dove sarebbe questo cadavere?»
«Nei garage, dai, vieni prima che qualcuno lo trovi e chiami la polizia.»
Si gira e mi fa cenno di seguirlo.
In fondo avevo diciassette anni, cos’altro potevo fare in un pomeriggio d’estate se non seguire il vicino pazzo nei garage alla ricerca di un morto?
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