Le camere da letto di casa mia danno su un cortile condominiale che, a dispetto delle dimensioni ridotte, ha sempre avuto una sua dignità: un paio di aceri alti e solidi, un ciliegio selvatico che in primavera regala due settimane di fiori delicati e una lunga siepe tenuta “all’inglese”, cioè con quell’aria spontanea che sembra naturale ma che, in realtà, richiede più cura di un giardino all’italiana. Non ditelo però agli scozzesi, perché si offendono se usi il termine “inglese” con leggerezza.
Il cortile è il nostro piccolo lusso verde, un’isola che separa le camere da letto dai cassonetti della differenziata e dal parcheggio. A mantenerlo in ordine ci pensa Tim, il tuttofare: passa una volta alla settimana a tagliare l’erba, svuotare foglie e curare che la giungla non prenda il sopravvento. Senza di lui, in tre giorni, il prato diventerebbe un set perfetto per “Il libro della giungla”, con il gattone bianco e nero del piano terra che si darebbe alla caccia libera di scoiattoli come un mini pantera.
Insomma, un equilibrio delicato che abbiamo imparato a rispettare: niente grigliate, niente picnic, e soprattutto niente bambini che urlano sotto le finestre. Le regole non sono scritte, ma tutti le hanno sempre rispettate… tranne i famigerati studentazzi che, mesi fa, hanno trasformato il cortile in una specie di arena universitaria. Ma questa è una storia già archiviata (anche se, per alcuni, rimane ancora nei sogni peggiori).
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