Nel condominio dei miei suoceri ci sono notti in cui una signora si lamenta per ore. Ha novantatré anni, è costretta a letto dopo un grave malore e nessuno riesce a calmarla. Chi abita intorno non dorme, ma stavolta non c’è un vicino a cui chiedere di abbassare il volume.
A ottobre ha avuto un’ischemia. È svenuta e, cadendo, si è rotta il femore. Da quanto ci hanno raccontato, non è stato possibile operarla e le sue condizioni sono cambiate profondamente anche sul piano della lucidità.
I figli l’hanno riportata a casa e affidata a una badante. Da allora rimane a letto e ha momenti in cui comincia a emettere un lamento ripetuto, una specie di cantilena che può andare avanti molto a lungo.
Succede anche di notte.
La badante prova a tranquillizzarla, ma non sempre ci riesce. Attraverso i muri si continua a sentire quella voce e, negli appartamenti vicini, le persone restano sveglie.
Noi andiamo dai miei suoceri per qualche ora e già ne usciamo provati. Poi penso a loro, che la sera rimangono lì, e alla signora, che non può semplicemente decidere di smettere.
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