Sono ventidue anni che la vicina di casa dei miei fa vivere un inferno. Ventidue anni sono abbastanza lunghi da non poter più parlare di “episodi isolati” o di “carattere difficile”: è una presenza costante, rumorosa, invasiva, che entra nelle giornate anche quando vorresti solo aprire una finestra e respirare.
Urla. Sempre. Urla contro il marito, urla da sola, urla come se ogni pensiero dovesse per forza uscire dalla bocca amplificato. Lancia piatti, oggetti, qualsiasi cosa le capiti a tiro, a qualsiasi ora del giorno e della notte. A volte senti il rumore secco di qualcosa che si rompe e subito dopo le grida, altre volte prima le grida e poi il botto. Una colonna sonora che accompagna le stagioni, gli anni, le vite.
Ma non si limita a questo. Appena ci becca sul balcone, diventa appiccicosa. Ci chiama, ci saluta, ci incastra. Ore e ore bloccate ad ascoltare i suoi problemi, sempre gli stessi, ripetuti all’infinito, con la convinzione di starci raccontando chissà quale novità. Peccato che quei problemi li abbiamo già sentiti urlati, amplificati, teatralizzati, spesso senza volerlo. Sai già come va a finire ogni storia, ogni lamentela, ogni monologo, ma lei li ricomincia dall’inizio, come se fossimo comparse obbligate del suo spettacolo personale.
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