Allora, abbiamo questi signori (che ormai potrei chiamare i padroni del vapore), la cui casa affaccia solo in parte sul giardino condominiale. Diritto di passaggio, eh, niente di più.
Eppure si comportano come se quel pezzo di terra fosse il loro regno privato.
Non bastava che il figlio parcheggiasse nel posto auto che non è loro — perché il loro garage, evidentemente, serve solo alla sacra vespa. No, no, troppo semplice.
Adesso lavano pure il cane nel giardino condominiale, pur avendo due giardini loro: uno davanti e uno dietro casa. Ma vuoi mettere? L’acqua condominiale dev’essere più buona, forse.
E poi c’è il cancello secondario, che per tutti è un normale accesso, ma per loro è diventato proprietà privata. Il signore lo ostruisce a piacimento per “fare la rete”, manco fosse un campo da tennis.
Ah, e dulcis in fundo: il figlio – un artista incompreso – ha pensato bene di colorare un carrellino direttamente sul prato condominiale, sporcando ovunque. Ovviamente, pulire? Ma nemmeno per sogno.
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