Il mio vicino di sopra è un ex Generale dell’Esercito Italiano, ha superato gli ottant’anni, è un uomo pieno di energia, estremamente colto e passa gran parte delle sue giornate davanti al computer a scrivere saggi, poesie e riflessioni filosofiche che poi pubblica su Facebook.
Nonostante sia in pensione da anni continua ad alzarsi ogni mattina alle cinque in punto, come quando era in servizio.
C’è però un piccolo dettaglio, il Generale è quasi completamente sordo.
Per questo motivo, per anni, ha usato una di quelle vecchie sveglie meccaniche con il martelletto. Quando partiva il trillo sembrava iniziasse un bombardamento, non era una sveglia, era un’arma acustica vietata dalla Convenzione di Ginevra.
Il suono rimbombava in tutta la palazzina e, siccome lui non lo sentiva, continuava a suonare finché la moglie, che dormiva in un’altra stanza, non correva a spegnerla.
Io, nel frattempo, ogni mattina perdevo dieci anni di vita.
Ma forse ancora peggio del trillo c’era quel maledetto tic toc, un rumore costante, infinito, che attraversava il soffitto e sembrava scandire ogni mio pensiero.
Ero arrivato perfino a immaginare il Generale durante un interrogatorio.
«Non parlerai? Nessun problema», poi prendeva la sveglia e la lasciava accanto al prigioniero.
Confessione garantita entro quarantotto ore.
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