L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Solo sulla mia testa

Metà del loro appartamento non si trova sopra casa mia. Lo so perché continuo a pensare a tutto quello spazio dove potrebbero correre senza farmi tremare il soffitto. Invece sembra che il percorso passi obbligatoriamente sopra il mio divano.
 
Cominciano verso le otto del mattino e vanno avanti fino all’una. Nel pomeriggio si riparte alle cinque, con arrivo previsto intorno alle dieci di sera.
Non significa che per tutte quelle ore non si fermino nemmeno a bere. Ci sono pause, abbastanza lunghe da farmi pensare che abbiano cambiato gioco. Poi sento ripartire la rincorsa.
Giocano scalzi. All’inizio pensavo che almeno questo avrebbe attutito i passi, invece ogni appoggio arriva giù come un colpo.
 
Quando smettono di correre, spesso cominciano a buttare cose per terra. Non vedo cosa siano, sento soltanto i tonfi, uno dopo l’altro.
Mi capita di alzare gli occhi dal computer e restare a fissare il soffitto. Non serve a niente, naturalmente, ma ormai è un movimento automatico.
 
Ho provato a salire prima di arrivare al punto di perdere la pazienza.
Ho spiegato che sotto si sente molto, che lavoro, riposo, vivo anch’io dentro quelle stanze. Non ho chiesto di tenere i bambini seduti immobili, soltanto di limitare le corse o provare a spostare il gioco.
La risposta della signora è stata:
“Sono bambini.”

Ecco un altro VDI:   Martina

Lascia una risposta