Ho comprato una casa bifamiliare con il cortile recintato da un muro di cemento costruito più di trent’anni fa dal precedente proprietario. Per cinque anni nessuno ha mai avuto niente da ridire, poi un giorno il vicino di fronte si è svegliato con una rivelazione catastale: circa diciotto metri quadrati all’interno del MIO cortile, secondo lui, sarebbero suoi.
Non fuori dalla recinzione, non lungo la strada, ma dentro una proprietà delimitata da decenni. Da quel momento quei diciotto metri sono diventati una specie di territorio conteso, osservato dalla famiglia del vicino come se sotto gli autobloccanti ci fosse un giacimento di petrolio.
Il problema è che nel mio cortile cresce un’erbaccia immortale. Rose e alloro, se non li bagno a giorni alterni, muoiono appena li guardo male; quella invece spunta tra gli autobloccanti, sopravvive all’arsura e in pochi giorni trasforma tutto in una succursale della foresta amazzonica.
Secondo voi dove è cresciuta più alta e folta?
Esattamente nei mistici diciotto metri rivendicati dal vicino.
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