L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Come ammazzare il tempo durante il lockdown

Ho una storia di vicinato da raccontare.
Una delle tante in realtà.
Durante il primo lockdown ero circondato.

I miei vicini di sotto avevano preso un cane, un cucciolo emotivo che abbaiava ininterrottamente, mentre la figlia aveva iniziato a studiare violino. I vicini di sopra erano e sono fratello e sorella, lei è nello spettro autistico e di giorno trascina ritmicamente le sedie, di notte scandisce dei fortissimi HAH ogni mezz’ora circa (si, le camere da letto coincidono, la sua sopra la mia).

Ma il cuore di questa storia è la famiglia che mi vive a fianco.
Io sono separato, ex moglie e figlio sono altrove, durante il lock down ero solo e cercavo di sopravvivere economicamente e psicologicamente come tutti.
Fermo a casa, senza lavoro.

La mia cucina confina con la camera da letto della figlia dei vicini.
Un giorno ad ora di pranzo, ricordo mi ero fatto un risotto ai funghi buonissimo, sento rumori inconfondibili provenire dalla parete.
Prima mugolii, poi due voci che si fomentano a vicenda, infine un repertorio di incitamento estremo condito da bestemmie da fare impallidire un abbonato a Pornhub.

Ecco un altro VDI:   Ma scherziamo?

Mollo lì il riso ed in imbarazzo vado nell’angolo opposto della casa (non che sia la reggia di Versailles), che ‘sta ragazza l’ho vista crescere, è nata un mese dopo mio figlio, giocavano insieme. Nel periodo di questa storia aveva ormai 17 anni, come crescono!

Dopo qualche giorno succede di nuovo, poi di nuovo, poi ancora.

Una sera scendo a prendere una pizza dalla pizzeria di fronte al mio portone, c’è il padre.
– sono tempi difficili
– eh sì. Lo sono per noi che comunque possiamo andare a lavorare (io non ci andavo ma vabbè), sono ancora peggio per i nostri figli, che non possono andare a scuola e sono tutto il giorno in casa da soli.

Stavo per aprire la bocca, poi non ho detto niente. Ho annuito e basta.
Al suo posto avrei preferito così.
Forse.

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