Tempo fa, il mio vicino mi disse — con aria da esploratore idraulico — che aveva intenzione di intercettare le tubazioni di una vecchia fabbrica abbandonata, “tanto è acqua buona, la uso per l’orto”.
Io lì per lì pensai che fosse solo una delle sue solite sparate. Uno di quei progetti che restano sospesi per anni tra fantasia e fai-da-te illegale.
Ma poi, una sera, è successo qualcosa che mi ha fatto drizzare le orecchie.
Stavo in giardino, vicino al mio rubinetto esterno. Il vicino, a pochi metri di distanza, annaffiava il suo orto con la sua solita canna. Fin qui, tutto normale: il rumore costante dell’acqua, il profumo di terra bagnata, il silenzio del tramonto.
Poi, però, noto una cosa strana.
Appena lui chiude il suo rubinetto, dal mio — quello che si trova più in basso, in linea d’aria a circa cinque metri — esce un rigolo d’acqua. Non uno schizzo accidentale, proprio un piccolo flusso, come se si fosse svuotata una pressione residua.
Mi fermo.
Guardo il tubo, poi guardo verso casa sua.
Sento un “clac” metallico, come un rubinetto che si chiude definitivamente. E proprio in quell’istante, il mio smette di gocciolare.
Lascia una risposta