Accanto a me vive una famiglia con un figlio diciottenne, viziato e spavaldo.
Il classico rammollito cresciuto a “sì amore” e “fai quello che vuoi”.
La sfortuna è che il suo balcone comunica direttamente col mio.
Il suo hobby preferito? Telefonare di notte. Sempre sul balcone, sempre a voce alta, come se stesse intrattenendo una platea invece che un amico al telefono. E io, puntualmente, a rovinarmi il sonno.
Più volte sono uscito fuori, cercando di mantenere la calma:
«Oh, abbassa la voce, è notte fonda.»
Lui, a malincuore, smetteva. Ma era solo una pausa: la notte dopo ricominciava.
Una volta sono andato pure dai genitori. Risposta? Spallucce. Loro non lo sentono, la camera da letto dà dall’altro lato.
Tradotto: “Arrangiati.”
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