Sono le 2:40 di notte.
Squilla il telefono di casa.
Ora, chiunque riceva una telefonata a quell’ora pensa subito alla peggiore delle tragedie.
Io anche peggio, perché mio figlio in quel periodo stava facendo il servizio di leva in Sicilia.
Rispondo con il cuore in gola.
“Pronto?”
Dall’altra parte una voce tranquillissima.
“Ciao, sono la tua vicina… puoi abbassare la musica? Vorrei dormire.”
Silenzio.
Un secondo di elaborazione.
Poi esplodo.
“Scusami… ma a parte che abiti DI FRONTE A ME e potevi anche bussare, come cavolo hai trovato il mio numero di casa? E soprattutto… quale musica, brutta psicopatica del ca**o?”
Lei balbetta un timido:
“Ecco… io…”
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