A pochi metri da me c’erano i vicini con la loro famiglia e la suocera. Vedevano perfettamente la scena: io piegata accanto alla recinzione, il gatto incastrato e spaventato, le mie mani che cercavano inutilmente di liberarlo.
Nessuno si è mosso.
Non pretendevo una squadra di soccorso, sarebbe bastato un semplice: “Hai bisogno di una mano?” Magari non avrebbero saputo cosa fare nemmeno loro, ma almeno avrebbero potuto avvicinarsi o smettere per un momento di chiacchierare.
Invece hanno continuato a parlare tra loro ad alta voce, come se davanti non avessero una persona in lacrime che cercava di salvare un animale, ma un programma televisivo poco interessante. Ogni tanto guardavano nella mia direzione, poi riprendevano la conversazione senza battere ciglio.
Alla fine sono riuscita a liberare il gattino da sola e a riportarlo dentro casa. Per fortuna non si era fatto nulla di grave, era soltanto spaventato. Io, invece, non riuscivo a togliermi dalla testa l’indifferenza di quelle persone. Non perché fossero obbligate ad aiutarmi, ma perché assistere a una scena simile restando completamente impassibili richiede un talento particolare.
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