Un paio di settimane fa, verso le 5 del mattino, ero nel dormiveglia e mi sembra di sentir suonare il campanello alla porta di casa (non il citofono all’ingresso).
Mi sveglio, ma mi convinco che sicuramente è stata la mia immaginazione.
Sai quando sei a metà tra sogno e realtà e tutto è un po’ sfocato?
“Figurati se qualcuno suona alle 5”, penso.
Passa qualche secondo.
Dlin dlon.
No.
È reale.
Così mi alzo e mi avvio alla porta, in mutande, con quel passo da zombie che hanno tutti quando il cervello è ancora spento ma il corpo ha deciso di collaborare.
Guardo dallo spioncino.
E lì, nel corridoio, vedo 8-9 persone.
Otto. Nove.
Non una coppia di vicini, non qualcuno che ha sbagliato porta.
Un piccolo esercito.
Il sonno sparisce di colpo.
Chiedo:
“Chi è?”
Risposta immediata:
“Polizia, può aprire per cortesia?”
E nel frattempo uno di loro avvicina un tesserino allo spioncino.
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