La mia vicina da incubo è una palestrata del piano di sopra che evidentemente vive seguendo un fuso orario tutto suo, perché riesce a fare rumore esclusivamente negli orari deputati al silenzio e a sparire completamente durante quelli in cui la gente normale fa casino senza problemi.
Dopo mesi passati a sopravvivere tra tonfi, salti e corse degne di un addestramento militare, sono riuscita finalmente a parlarle e a ottenere una specie di compromesso, cioè che smettesse di saltare sul posto e correre avanti e indietro per casa per un’ora e venti al giorno, di solito in tarda serata oppure subito dopo pranzo.
La cosa meravigliosa è che ha accettato come se mi stesse facendo una concessione diplomatica internazionale.
E io per carità la ringrazio pure, però ecco, il fatto che consideri “non trasformare il soffitto altrui in una palestra olimpica” una gentilezza personale mi lascia leggermente perplessa.
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