Abito in un condominio che, a prima vista, sembrava un piccolo angolo di tranquillità. Palazzina curata, vicini discreti, cortile con due alberi e un po’ di verde. Insomma, tutto lasciava presagire una vita serena.
Poi ho conosciuto la mia vicina da incubo.
È una “signora” di ottant’anni — e uso le virgolette non per rispetto, ma per pura sopravvivenza — che vive con la figlia di circa cinquant’anni. Abitano esattamente sopra di me, sullo stesso pianerottolo. La figlia, a onor del vero, è praticamente invisibile: non parla, non saluta, non si sente mai. Ma la madre… la madre compensa ampiamente per entrambe.
Una vera forza della natura, nel senso più distruttivo del termine. Un concentrato di maleducazione, arroganza e rumorosa energia.
Tutto è cominciato con le sue famose “pulizie” nell’appartamento della figlia. Lei non passa semplicemente la scopa: la brandisce come un’arma. Spazza, gratta, sbatte, pesta. E poi, come rito finale, batte la scopa contro la ringhiera del balcone — TAC, TAC, TAC — per pulirla.
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