Una mattina, all’ennesimo risveglio, mi sono alzata trascinandomi fino alla finestra.
Avevo con me basso e amplificatore. Suonavo e, da rocker e metallara, li portavo anche al mare. Fino a quel momento non avevo pensato di inserirli nella programmazione religiosa del quartiere.
Quel giorno ho cambiato idea.
Ho aperto la finestra, acceso l’amplificatore e orientato lo stereo verso la casa di fronte.
Poi ho messo un CD dei Dimmu Borgir e fatto partire “In Death’s Embrace”.
A volume alto. Con me che la suonavo anche al basso, per non lasciare tutto il lavoro allo stereo.
Non è stato un tentativo diplomatico. Stavo rispondendo al rumore con altro rumore, e probabilmente chi abitava intorno avrebbe avuto ottimi motivi per detestare entrambi i programmi.
Ma sul momento ero troppo stanca e arrabbiata per fare quella considerazione.
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