L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato, vicini maleducati

Coda di paglia

Tutto tranquillo nel mio nuovo appartamento. Da quando mi sono trasferita, a marzo, sembra di abitare in una pubblicità di cera: silenzio perfetto, ordine, la quiete ovattata di chi si scatena solo con i podcast a volume decente. Nessun litigio condominiale, nessun rumore fastidioso — una pace così rara che quasi mi sento in colpa.

L’unico neo? Il classico vicino del piano di sotto e la sua personale crociata contro lo sciacquone “troppo rumoroso”. Lo sai, quel tipo di guerra che si vince solo possedendo una pompa insonorizzante o tanta pazienza. Ma niente di che: si sopporta, si fa finta di niente, si va avanti.

E invece, ecco l’inaspettato: da un po’ di tempo c’è un’atmosfera diversa. Non è solo il solito “buongiorno”, è proprio la versione condominiale del gelo polare. Sguardi glaciali, saluti ridotti a monosillabi, commenti sibillini che ronzano come mosche: fastidiosi, insistenti, sempre lì. Mi guardo intorno: ho forse partecipato a un raduno segreto di persone che odiano il sorriso?

Ecco un altro VDI:   Azzeravicino

Mi chiedo — sono diventata, senza accorgermene, la vicina da incubo?

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