L'erba del vicino non è sempre più verde

Vicini Pazzi, Storie dal vicinato

La chiave

Ho perso le chiavi di casa.

Avete presente quelle mattine in cui sei piena come un uovo? Porta i bambini a scuola, vai in posta, corri a fare la spesa, arrivo con le buste del supermercato davanti a casa, guardo nelle tasche, cerco nella borsa e le chiavi non ci sono più.

Riprendo la macchina (eh si, ho due mazzi differenti), ritorna a scuola, vai in posta, corri al supermercato ma niente… le chiavi di casa non si trovano.

Cerco in macchina, cerco ovunque, rifaccio la strada… niente!

Con la spesa in macchina raggiungo l’ufficio del marito e lui mi consegna la sua copia.

Il marito rientra la sera, abbastanza scocciato per la mia distrazione, ne segue una discussione perchè abbiamo già subito un furto diversi anni fa e siamo molto preoccupati che qualcuno possa entrare dentro casa.

Decidiamo di contattare un fabbro e cambiare la serratura, per paura che qualcuno possa avermi visto mentre le lasciavo da qualche parte e abbia capito dove abito.

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Il giorno successivo chiamo un fabbro e in serata questo arriva e mi cambia l’intero blocco serratura della porta blindata. Il fabbro è un conoscente e il “prezzo di favore” è di 350€.

L’indomani incontro il vicino che, candido candido, mi dice: “ho trovato queste, credo che siano le tue chiavi”

Inizialmente lo ringrazio, ma subito mi scatta la domanda: “ma dov’erano?”

Lui: “Ho visto che ti sono cadute l’altro ieri davanti al portone e te le ho tenute da parte”

Io come una cretina…. “Scusa, ma tu hai le mie chiavi da due giorni, hai visto che le ho perse, sono diventata scema, mi sono preoccupata, ho litigato con mio marito, ho dovuto far cambiare la serratura, ho speso 350€ e tu, in tutto questo, hai fatto finta di niente???? Non potevi chiamarmi e dirmi che le avevi trovate?”

Lui: “eh, ma ci tenevo a dartele di persona per vedere la tua felicità nell’averle ritrovate”

Gli ho risposto semplicemente: “ma vaffanculo tu e la felicità, coglione!”

Ho preso le chiavi, me le sono messe in tasca e me ne sono andata senza salutare quel deficiente. Deficiente che da allora, non mi saluta più.

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