Premetto che stiamo vivendo un periodo terribile e che, dopo quello che è successo, sconsiglio a chiunque di idealizzare la vita di paese. Noi il nostro lo abbiamo soprannominato “La Bocca dell’Inferno”, perché ogni volta che pensi di aver toccato il fondo scopri che c’è ancora un piano sotto.
In questi giorni abbiamo una persona ricoverata per Covid, un’altra che sta male e di cui ci stiamo occupando noi. Siamo stanchi, preoccupati e moralmente distrutti, ma continuiamo a stringere i denti perché non abbiamo alternative.
La mia compagna, essendo un soggetto fragile, aveva bisogno dell’antivirale. Per poterlo prescrivere, però, il medico aveva bisogno di un tampone effettuato in farmacia e registrato nel database nazionale. Era già al quarto giorno di sintomi e il farmaco andava iniziato entro il quinto giorno.
Abbiamo passato ore al telefono, chiamato servizi sanitari, farmacie, laboratori, cercato in tutti i modi una soluzione che le evitasse di uscire di casa. Niente.
Alla fine il medico ci ha detto di andare in una farmacia del paese vicino, l’unica che poteva effettuare quel tipo di tampone.
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