Il vicino infame — quello del negozio accanto alla scuola elementare — era diventato una sorta di leggenda urbana tra i genitori. Non per meriti, eh… ma per la sua inspiegabile e costante necessità di parcheggiare proprio lì, nell’unico stallo per disabili dell’intero plesso. Una missione, quasi: il mondo è pieno di posti auto, ma lui doveva avere quello. Era la sua personale “area VIP”.
Ogni mattina stessa scena: lui che arriva tronfio, spalanca lo sportello come se stesse scendendo da una limousine presidenziale, sistema la giacca, chiude l’auto e se ne va. Senza un minimo di vergogna, mentre intorno genitori provavano manovre degne della Formula 1 per recuperare un posto normale o scaricare bambini e carrozzine praticamente in corsa.
Poi un giorno, inevitabile come la vendetta in un film western, succede: un genitore esasperato prende il telefono e chiama i vigili. E mica arrivano dopo mezz’ora — no, quel giorno sembra quasi che avessero teletrasporto e desiderio di giustizia: fiuu, multa servita fumante!
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