Una dozzina di anni fa abitavo in un appartamento che, dal lato notte, confinava con un appartamento disabitato. Un lusso, un sogno: nessun rumore, nessun vicino che sposti mobili alle due di notte, niente litigi o TV accesa a volume da stadio. Silenzio assoluto.
Dopo un paio d’anni, però, l’appartamento venne venduto. Arrivò una famiglia turca: padre, madre e tre figli piccoli. Una casa che fino al giorno prima sembrava vuota, improvvisamente si riempì di voci, di vita, di movimento. Nulla di male: in fondo era normale che una famiglia portasse un po’ di vivacità.
Poi arrivò il Ramadan. E insieme al Ramadan, ogni sera, arrivavano amici e parenti. Dalle nove di sera fino alle due di notte, il mio lato notte si trasformava in un piccolo centro comunitario. Bimbi che correvano nei corridoi come se fosse una pista d’atletica, urla di gioia, canti, risate, stoviglie che tintinnavano. Un’atmosfera festosa, che probabilmente dall’interno era bellissima… peccato che io la stessi vivendo attraverso il muro della mia camera da letto.
Lascia una risposta