La mia ex vicina era decisamente un vicino di merda.
Non per rumori, schiamazzi o cose del genere — su quello, paradossalmente, sono stata anche fortunata. Nessuna musica a tutto volume, niente trapani alle sette del mattino, nessun disturbo “classico” da condominio. Eppure, col senno di poi, avrei quasi preferito quello: almeno è un fastidio chiaro, diretto, riconoscibile. Qui invece il problema era molto più subdolo.
Cominciamo dal principio.
Quando sono arrivata nella mia vecchia casa, la padrona mi aveva caldamente raccomandato di rivolgermi alla dirimpettaia per qualsiasi necessità. Me l’aveva descritta come una persona disponibile, di fiducia, quasi una presenza di riferimento nel palazzo. Una di quelle figure che, nelle intenzioni, dovrebbero facilitarti la vita.
Purtroppo ho dovuto approfittarne fin da subito.
Appena entrata in casa mi sono resa conto che non c’era neanche uno spazio decente dove mettere le valigie. Zero. Nemmeno un angolo improvvisato. Così ho contattato la proprietaria chiedendo se potessi utilizzare la mansarda, che teoricamente faceva parte dell’appartamento che avevo affittato.
Peccato che quella mansarda, nei fatti, fosse completamente occupata dalla dirimpettaia.
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