Mi chiamo Luca, ho 28 anni, e abito in una villetta a schiera in una zona tranquilla della Brianza. Tranquilla almeno in apparenza, perché certe cose succedono proprio dove non te le aspetti.
Un pomeriggio di maggio, verso le cinque, ho sentito un odore strano arrivare dal garage del mio vicino. Non era né plastica bruciata né muffa. Era… boh, qualcosa di erbaceo, intenso. Curioso (e anche un po’ infastidito), ho suonato. Mi ha aperto Riccardo, il mio vicino di 35 anni, uno di quelli che saluta a malapena e che vedi sempre col cappuccio anche con 30 gradi.
Gli faccio, mezza risata: “Oh, tutto ok? Sembra che tu stia affumicando l’insalata.” Ride anche lui, nervoso, poi mi fa: “Vieni, ti faccio vedere.”
Io penso a una bici da sistemare o a un barbecue andato storto. Invece entro e mi ritrovo davanti a una serra artigianale: scaffali, luci, vasetti, tutto organizzato. Una ventina di piantine, alte così. Marijuana. Vera.
Ho farfugliato qualcosa tipo “wow, interessante”, sono uscito con calma e sono rientrato in casa. Avevo mille pensieri. Lo denuncio? Me ne frego? Ne parlo con qualcuno?
La sera stessa, però, è scoppiata una lite tra lui e un altro vicino – per motivi loro, che nemmeno ho capito – e sono intervenuti i carabinieri. Non c’entro nulla, giuro. Però quando sono arrivati, hanno sentito anche loro quell’odore. E da lì, ciao: perquisizione, sequestro, denuncia. Notizia finita pure su un giornaletto online.
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